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Intervista del mese
Parliamo di...
E-book, media education e riforma dell’ordinamento scolastico con la professoressa Gabriella Zonno.
La professoressa Zonno è una docente giovane, interessata alle nuove tecnologie. Insegna Diritto ed Economia in un istituto superiore della provincia di Varese. La incontriamo al termine degli scrutini.
Parliamo del passaggio dai testi scolastici tra testi tradizionali ed e-book: come avete affrontato le novità nel vostro istituto?
In questo momento non c’è molto entusiasmo, io stessa ho visionato diversi progetti editoriali, ma c’è ancora molto da fare. Bisogna stare attenti che non diventino controproducenti proprio dal punto di vista dei costi per le famiglie mentre, apparentemente, sembrerebbero un risparmio.
Gli e-book semplici che le case editrici stanno proponendo a noi docenti non sono proposte risolutive, sono i primi passi. Quei pochi e-book che ci sono stati presentati ad uso didattico sono dei riassunti con dei link. Certo, magari i contenuti ci sono e se devono servire come approfondimento vanno bene, ma come sostitutivo del libro di testo, no.
Premesso che il libro di testo in generale non esaurisce il ruolo di mediatore dell’insegnante. Nel processo di apprendimento, se si vuole fare un discorso completo e nuovo, non ci si può fermare al testo. Che sia e-book o tradizionale, alla fine restiamo sempre al vecchio sistema.
Segnalo, ad esempio, che la casa editrice Garamond ha attivato una discussione on-line proprio su questa problematica ed è nato un e-book sugli e-book…
Rispetto alla possibilità di valutazione da parte degli insegnanti del rapporto qualità prezzo dei libri di testo, l’Associazione Italiana Editori, ha comunicato anche quest’anno la possibilità di accedere alla banca dati per poter valutare i libri di testo?
Personalmente non ho ricevuto particolari comunicazioni.
La riforma dell’ordinamento delle scuole superiori. Il suo punto di vista.
Come docente di diritto ed economia mi sembra improponibile che tutto il progetto “Cittadinanza e costituzione” proposto dal Ministro Gelmini venga affidato ai docenti di lettere. E’ una questione tecnica. C’è un accorpamento di troppe competenze su pochi docenti.
E sul taglio orario ?
Anche qui , senza entrare nel merito, ma dal punto di vista tecnico: come si fa a tagliare il tempo a disposizione dei docenti, proprio sulle stesse materie di cui c’è molto bisogno di incrementare il tempo scolastico.
Proprio sull’educazione all’economia ed al consumo critico. La scuola può fare qualcosa in questo senso ?
Si, dovrebbe aumentare le ore di diritto ed estenderle a tutti gli ordini di scuole. Rispetto alla mia materia, non si può pensare di immettere i ragazzi in un percorso formativo che non hanno mai fatto. Bisognerebbe intervenire, addirittura, nel corso delle secondarie inferiori e nella scuola primaria.
Parlando di nuove tecnologie e formazione , che ne dice dei videogiochi in classe?
C’è confusione. Confondiamo la fase di apprendimento con il gioco. Dobbiamo capire e decidere se vogliamo far diventare tutto un gioco. Comunque l’apprendimento, secondo il mio punto di vista, deve mantenere una finalità seria. Nell’apprendimento può starci tutto, ma bisogna ben definire obbiettivi e strumenti.
E’ come chi, qualche giorno fa, voleva proporre l’utilizzo di Facebook a scuola…
Si vede che non è mai entrato in Facebook, che è poi un contenitore a cui non possiamo attribuire finalità educative. Penso invece ai richiami del Garante della Privacy sulla tutela della privacy dei minori che nei social network è veramente a rischio. Ad esempio, in Facebook, una volta che ti sei registrato non ti puoi più cancellare. Viene eliminato il profilo, ma non i tuoi dati.
Comunque se si vuole capire qualcosa di tecnologia bisogna usarla, ed imparare ad usarla.
A cura di Rosy Battaglia - MDC Junior - Giugno 2009



